ESE OSCURO OBJETO DEL DESEO

Quell’oscuro oggetto del desiderio 

di Luis Buñuel – Francia 1977 – 103’
con Fernando Rey, Ángela Molina, Carole Bouquet, Milena Vukotic, María Asquerino

cult | capolavoro

CET-OBSCUR

Festival de Cannes 2016:
Quinzaine des realizateurs

San Francisco Film Festival 2017:
Miglior Film

Ángela Molina è la protagonista assieme a Carol Bouquet dell’ultimo film diretto dal grande Buñuel, nel duplice memorabile ruolo di Conchita. L’oscuro oggetto del desiderio, nella parole dello stesso regista è “una donna che non è mai la stessa, la donna ha tante facce, tanti momenti”. È questa la Donna bramata da Fernando Rey, attore buñueliano per eccellenza, nelle vesti di Mathieu Faber un ricco vedovo sulla cinquantina che incarna alla perfezione il burattino del romanzo “La donna e il burattino” (1898) di Pierre Louÿs, che il Maestro di Calanda adatta per il cinema assieme a Jean-Claude Carrière.

Interventi critici

– Per lui il surreale è figlio della realtà: vale a dire che tutto ciò che fa vedere nei suoi film deve essere preso e capito di primo acchito come la realtà ma che questa realtà nasconde un secondo significato che lo spettatore è libero di decifrare come vuole.” (Marcel Martin, Ecran 77, n. 61, pag. 42)

– Quell’oscuro oggetto del desiderio è l’ultima trappola di Luis Buñuel, gran maestro di trappole. Trappole surrealiste, trappole metafisiche, misteri grandi e piccoli, veri e finti, buchi neri dove si può trovare tutto o niente, onirico che sembra reale e viceversa. E sullo sfondo l’ansia di trovare un significato a quanto accade, la disperata speranza che esista un Dio, ma che non risponde mai. Anche se Buñuel ritiene che non esista, pensa che il ricercarlo sia necessario e offre all’uomo un dubbioso scopo per il suo vivere e il suo soffrire. Ma anche questa, suggerisce Bunuel, è una trappola, di cui però è difficile fare a meno. E qual è, invece, la trappola del film di oggi? E’ una trappola di secondo grado, per così dire, un film senza trappole. Ma educati, come i bravi topolini dai riflessi condizionati, spettatore e critico sono abituati ad associare il nome del grande regista alle trappole, e quindi a cercarle anche in questo film. (Paolo Valmarana,il popolo Roma 6 gennaio 1978)

– Si può intendere questo sdoppiamento del personaggio femminile come molteplicità del desiderio maschile: una delle due attrici è più abbottonata, più elegante, più fredda, l’altra più sensuale, più volgare. Come molti uomini che hanno delle relazioni conturbanti con delle donne, il “burattino” vorrebbe poter amare tutte le donne in una sola ed esita costantemente tra le componenti diverse di quelle che ama, tra la divina e la puttana, tra la donna da camera di classe e la danzatrice nuda di un cabaret di Siviglia. (Marcel Martin, Ecran 77, n.61 pag.42)