CRONACA DI UN AMORE

di Michelangelo Antonioni
Italia 1950 – 98 min

con Lucia Bosè, Massimo Girotti, Ferdinando Sarmi, Gino Rossi, Vittoria Mondello

#OmaggioLuciaBosé 

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Sinossi:

Milano. Paola Molon, ferrarese, è sposata con Enrico Fontana, un facoltoso uomo d’affari di Milano. L’uomo assume un investigatore privato per ottenere delle informazioni sul passato di sua moglie, e scopre che Paola, ancora a Ferrara, qualche mese prima di sposarlo aveva avuto una relazione con un certo Guido, allora ufficialmente fidanzato con un’amica di Paola. La relazione si era bruscamente interrotta quando la fidanzata di Guido era morta in uno strano incidente in ascensore.

A distanza di diversi anni, Paola e Guido si incontrano nuovamente a Milano, di nascosto da Enrico. Entrambi sono ancora spaventati per l’inchiesta sulla tragica morte della ragazza. La passione tra i due, sopita per molto tempo, riesplode però all’improvviso. I due progettano il loro futuro insieme, ma Guido non ha denaro e Paola è ormai abituata a vivere nel lusso che Enrico le ha assicurato per anni. I due decidono quindi di uccidere il marito di Paola per poi fuggire insieme.

 

♦ Il testo che segue è tratto da: “Lucia Bosé. Una biografia” di Roberto Liberatori, 2019, Edizioni Sabinae

« Per Antonioni Lucia è come un apparizione. “Aveva 19 anni”, dirà molti anni dopo in un’intervista, “Era meravigliosa, non si poteva non innamorarsene. Non avevo mai visto una donna così bella e appassionante”. Tuttavia non è del tutto convinto che lei sia giusta per il ruolo, più ancora dell’inesperienza, lo preoccupa che possa essere poco credibile nel personaggio di una donna più adulta, una trentenne sofisticata. Ma durante i provini Lucia dimostra di essere un vero animale cinematografico e stupisce tutti con la sua trasformazione: “Rivelò un’aria fosca e conturbante giustissima per il ruolo. Quando cominciammo a metterle addosso abiti di alta sartoria e gioielli veri, la ragazzetta che pareva si trasformò in uno splendore”. L’istruzione e l’addestramento che aveva ricevuto in quei mesi erano serviti a raffinare le capacità di trasmettere un cosi notevole effetto sullo schermo. La Bosé viene scelta per essere la protagonista femminile di Cronaca di un amore insieme a Massimo Girotti è convocata nella sua Milano per la firma del contratto.

Per il personaggio della ricca e cinica Paola Molon, era necessaria una drastica trasformazione nella sua immagine, per subissare quella della contadina ciociara con la quale il pubblico cominciava a familiarizzare attraverso le foto pubblicitarie di Non c’è pace tra gli ulivi. Tra le prime operazioni c’è la scelta di una nuova pettinatura; i capelli vengono mantenuti naturalmente lisci e con una scriminatura laterale, ma accorciati fino alle orecchie per valorizzare il collo. Per gli abiti e gioielli della protagonista che dovevano esprimere la sontuosità l’apparenza con la sontuosità l’appartenenza a una classe privilegiata, la produzione riesce a ottenere il massimo senza aggravi di costi. Mentre le collane, gli orecchini e i bracciali per valore di parecchie decine di milioni vengono prestate da una nota gioielleria milanese, è Letizia Antonioni a fare in modo che per il guardaroba partecipi al film un uomo raffinatissimo, un conte di Trieste di sua conoscenza che fa lo stilista: Ferdinando Sarmi. Sarà lui ad occuparsi degli abiti della Bosè e della sua trasformazione in donna elegante e sofisticata. In cambio Antonioni gli affida il ruolo di Enrico, marito di Paola Molon, l’industriale sospettoso che la coppia diabolica vuole eliminare.
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In Cronaca di un amore Lucia Bosè sembra affiorare in un proprio mondo visivo come una diva degli anni 20. Si impadronisce della scena esibendo una sfilata incredibile di cappelli, pellicce sottovesti, abiti da sera da fare invidia a una star di Hollywood, e attraverso lei l’alta moda entra per la prima volta nel cinema dalla porta principale segnando il rapporto iconico tra l’uno e l’altra. “Sul set per la prima volta mi senti bellissima, indossavo abiti meravigliosi e cappelli straordinari simili a quelli che poi avrei visto portare a Gala, la moglie di Salvador Dalì”. »