LAS DISTANCIAS

Le distanze

di Elena Trapé
Spagna 2018 – 100’

con Alexandra Jiménez, Miki Esparbé, Isak Férriz, Bruno Sevilla

#Berlino #Amicizia  #Giovani #Donne #CommediaDrammatica

Festival de Málaga 2018:

Miglior Film, Miglior Regia (Elena Trapé), Miglior attrice protagonista (Alexandra Jiménez)

Sinossi breve:

“Las distancias”, ovvero il tentativo di recuperare un’amicizia, un’intimità che appare lontana. Da questa necessità è mossa Olivia che convince alcuni amici a fare una visita a sorpresa a Comas, il loro compagno all’università che da qualche mese si è trasferito a Berlino con il sogno di diventare attore. Che ne è di lui? È letteralmente sparito! A prima vista sembra che le cose gli vadano a gonfie vele. Ma il fatto è che la distanza tra loro e il vecchio amico non è solo geografica: è lo scarto tra quel che si pensa di conoscere di una persona e quel che ci si trova davanti. Acuto ritratto generazionale di Elena Trapé che trionfa al Festival di Malaga 2018: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attrice.

 

Altre info sul film:

Presentato in concorso al Festival de Málaga – Cine en español, Las distancias è senza dubbio uno dei titoli più interessanti e con più di un motivo per vincere il suo gran premio: la Biznaga de Oro.

Si tratta del secondo film diretto da Elena Trapé, diplomata all’ESCAC, già emersa con il suo film d’esordio, Blog, presentato al Festival di San Sebastian 2010. Il suo percorso professionale si completa con diversi cortometraggi, molti spot pubblicitari e il documentario Palabras, mapas, secretos y otras cosas, sulla sua ammirata Isabel Coixet, che ha supportato con la sua casa di produzione questo più che interessante secondo lungometraggio di Trapé.

Girato a Berlino, lasciando che il freddo, l’ostilità e la luce invernale della città (grande lavoro del direttore della fotografia Julián Elizalde) permeino ogni inquadratura del film, anche nei numerosi interni di bar o stanze, Las distancias parla di quello che annuncia il titolo: come il tempo, i chilometri, le aspettative e gli eventi della vita allontanino certe persone dalle altre, in questo caso un gruppo di amici che, invano, cercano di far rivivere l’entusiasmo, la leggerezza e il cameratismo dei tempi universitari, quando erano una comitiva solida, allegra e felice.

Trapé riunisce un superbo gruppo di attori (Alexandra Jiménez, Bruno Sevilla, María Ribera e Isak Férriz), che incarnano questi amici da una vita – e la compagna di uno di loro – che si recano nella capitale tedesca per un fine settimana, per fare, come regalo del suo trentacinquesimo compleanno, una grande sorpresa a Comas (un altrettanto magnifico Miki Esparbé). Ma questo non è né il vincente che finge di essere durante le sue visite a Barcellona, da dove tutti provengono, né è entusiasta dello sforzo che i suoi amici hanno fatto per fargli visita. La festa, quindi, comincia in modo mediocre… e va solo peggiorando.

La regista e co-sceneggiatrice inizia a togliere le maschere a ognuno dei suoi personaggi, lasciandoli nudi di fronte ai loro conflitti, alle loro contraddizioni e alle loro miserie. Nessuno si salva in questo incontro contaminato dal disincanto e dalla frustrazione, ma il tutto mostrato con sottigliezza, tramite silenzi, sguardi e alcune ellissi più eloquenti e drammatiche di tante dispute urlanti. Il crudele passaggio del tempo, le decisioni prese, i desideri insoddisfatti e la crisi vitale (e professionale) sono tra le tante questioni spinose che vengono esposte nelle scene brillantemente scritte e filmate di un film che disturba e inquieta, perché mette il dito nelle dolorose piaghe delle relazioni personali fragili e disincantate.

 

Alfonso Rivera, Cineuropa