MOST BEAUTIFUL ISLAND

Most Beautiful Island

di Ana Asensio – USA 2017 – 85’
con Ana Asensio, Natasha Romanova, David Little, Nicholas Tucci, Larry Fessenden, Caprice Benedetti

thriller psicologico | cinema indipendente | immigrazione | Opera prima

Most Beautiful Island

 SXSW -South by Southwest- Film Festival 2017: Gran Premio della Giuria 
 Sidewalk Film Festival 2017: 
Miglior Film
  Sitges 2017: 
Selezione Ufficiale
 London BFI 2017
: Selezione Ufficiale Opere Prime
 35º Torino Film Festival:
 Selezione Ufficiale
Nominata agli Independent Spirit Awards 2018

sinossi breve
Luciana è una giovane spagnola che arriva a New York, in fuga dal proprio passato. Un giorno riceve una proposta economicamente irrifiutabile: andare a una festa e “reggere il gioco” degli ospiti. Ma la festa conduce a una stanza misteriosa: la suspense va oltre ogni immaginazione. L’esordio di Ana Asensio è a dir poco sconvolgente, uno dei film più significativi della stagione. Profumo di cult.

 

♦ sinossi lunga
Most Beautiful Island è un titolo ironico e disincantato: il film inizia con immagini di donne che si immergono nelle fitte masse umane che serpeggiano ogni giorno tra i grattacieli di Manhattan. Sono ragazze anonime ma tenaci che fanno tutto ciò che è in loro potere per sfondare in un mondo impietoso e competitivo. Tra loro c’è Luciana (interpretata dalla stessa regista, Ana Asensio, apparsa in serie TV e film come The AfterlightZenith e The Archive), una giovane spagnola che si è lasciata alle spalle la sua famiglia e il suo paese a causa di un traumatico incidente che vuole allontanare ad ogni costo.

Date le circostanze, Luciana accetta ogni tipo di lavoro che le viene offerto, anche quelli che mai avrebbe immaginato di fare, solo per riuscire a vivere (o sopravvivere) nella Grande Mela. Un giorno le arriva una proposta economicamente irrifiutabile: andare a una festa molto esclusiva e semplicemente “reggere il gioco” degli ospiti. A Chinatown le danno pochi altri dettagli, come una borsetta chiusa a chiave. Luciana accetta e segue tutte le istruzioni, ma la festa la conduce a una stanza misteriosa. E così inizia un incubo oltre ogni immaginazione.

Girato in 16mm, con una macchina da presa agile, scarse risorse ma molta audacia, Asensio, soprattutto nella seconda parte del film, sa esattamente come far buon uso di diversi elementi: il suono, ciò che lascia fuori campo, le poche informazioni che fornisce, di modo che lo spettatore possa completare il racconto con i suoi propri incubi.

Vincitrice del Premio speciale della giuria all’ultimo SXSW di Austin (Stati Uniti), la regista cala nella sceneggiatura molti passaggi da lei vissuti in prima persona quando era un’immigrata in un paese decisamente poco accogliente, regalandoci un film in cui si aggira l’ombra di Polanski e di Kubrick, ineludibili maestri di claustrofobia, atmosfere soffocanti e conflitti inestricabili.

Con il suo film d’esordio Ana Asensio lascia il segno con un’opera a dir poco sconvolgente che è anche presa di posizione sociopolitica sullo sfruttamento dei più deboli: Most Beautiful Island è senza dubbio uno dei film più  significativi del circuito indipendente internazionale dell’ultima stagione.