MUCHOS HIJOS, UN MONO Y UN CASTILLO

Molti figli, una scimmia e un castello

di Gustavo Salmerón
Spagna 2018 – 90 min

con Julita Salmerón e la famiglia Salmerón

 

#Commedia #Famiglia #OperaPrima #Storia #Cinema Del Reale #Archivio

 Premio Goya 2018:
Miglior Documentario

 Karlovy Vary Film Festival:
Miglior Documentario

PerSo Perugia 2018
Premio del Pubblico

Eye Honors Awards 2019:
Miglior Film per il Cinema

Sinossi breve:

L’esilarante opera prima di Gustavo Salmerón, campione d’incassi in patria, ha come protagonista la madre Julita: matrona verace e straripante, oramai elevata ad autentico personaggio-cult. Adorato da Almodóvar il film si trasforma in una vera caccia al tesoro quando il più giovane dei figli scopre che sua madre ha perso la vertebra della bisnonna, conservata come reliquia per tre generazioni. Viaggio surreale tra oggetti, cimeli, personaggi e aneddoti assurdi che raccontano la Spagna di ieri e al contempo offrono un’istantanea della Spagna di oggi. Premio Goya 2018 come Miglior Documentario e Miglior Film a Karlovy Vary. Immancabile.

 

‘Sei figli, una scimmia e un castello’, cosa si vuole di più? La storia di un’ottantenne per raccontare la Spagna

“Quando morirò avrete tre possibilità: mettermi sottoterra, in un loculo o cremarmi. Le prime due, però, non mi piacciono perché, se per caso fossi ancora viva, non saprei come uscire dalla terra o da una bara, la cremazione può andare bene: prima però dovrete infilzarmi con un ferro sottile per avere la certezza che io sia morta davvero”. Ora che Julia (Julita per tutto il film) Salmeròn ha 81 anni, è questa la sua unica preoccupazione: che quando sarà morta, la sua famiglia si assicuri che sia davvero morta, perché i desideri di una vita, avere tanti figli, una scimmia e un castello, Julita ha avuto la fortuna di vederli tutti realizzati.

Muchos hijos, un mono y un castillo è il titolo del documentario realizzato e diretto dal più piccolo dei sei figli di Julita, Gustavo Salmerón. Partendo dalla perdita di un oggetto bizzarro come la vertebra della sua bisnonna, nonna di Julita, che scatena una ricerca ad opera di tutta la numerosa famiglia, Gustavo racconta di sua mamma, consegnandoci la storia di una donna  forte, allegra, accumulatrice di oggetti, amante del Natale (che per lei dura dal primo dicembre fino a settembre), passata, nel corso di una vita, dall’essere “falangista a repubblicana a massona”, ma sempre innamorata e al fianco di suo marito, con il quale litiga continuamente ma che le lascia senza problemi il ruolo di capofamiglia. Il film di Gustavo Salmeròn ha vinto quest’anno il premio Goya (il principale riconoscimento cinematografico spagnolo) come miglior documentario e sil Premio del Pubblico alla quarta edizione di PerSo, il Perugia Social Film Festival.

Il film è il risultato di una selezione di novanta minuti da un materiale girato di quattrocento ore: pellicole di Super8, mini dv, fino ai filmati realizzati con gli smartphone, Gustavo Salmeròn ha raccolto immagini per quattordici anni prima di decidere di farne un film: “Mia mamma era totalmente a suo agio di fronte alla telecamera – racconta il regista – rilassata fin dal primo momento, cosa che a me, che sono pure attore, stupiva tantissimo perché la sua naturalezza è tutto ciò che un interprete può desiderare di avere sul set”. Con la stessa semplicità, infatti, Julita parla della vertebra di sua nonna, ossa che suo nonno ha voluto tenere come ricordo e che lei ha chiuso e dimenticato in una delle migliaia di scatole in cui ha accumulato e raccolto gli oggetti più bizzarri transitati nella sua vita.

“Un paio di settimane fa – racconta Gustavo – ho trovato questa scatola con l’etichetta ‘cose inutili’ e allora le ho chiesto cosa le tenesse a fare se erano cose inutili. In realtà aprendola sono venuti fuori oggetti bellissimi e pure delle poesie”. Sicuramente più pragmatica, ma non estranea al romanticismo, Julita è “inevitabilmente una donna forte. Figlia della guerra civile spagnola, ha poi vissuto per la maggior parte della sua vita sotto la dittatura di Franco. È combattiva, ma anche, a volte, ancora una bambina che trascina noi figli nei suoi giochi… Tutta la mia famiglia ha questo spirito, che ha preso da mia madre – dice il regista – anche nelle peggiori situazioni, nei momenti difficili, sappiamo cosa fare e alla fine riusciamo pure a divertirci”

Al centro c’è ovviamente lei, Julita, che potrebbe essere “la mamma o la nonna di tutti ma che ha una caratteristica tutta sua: voler vivere intensamente ogni secondo della sua vita, come se fosse l’ultimo. Ed è secondo me una cosa molto intelligente”.

 

Giulia Echites, La Reppublica