NOCTURNO 29

Notturno 29

di Pere Portabella
Spagna 1968 – 87 min

con Lucía Bosé, Mario Cabré, Antonio Saura, Luis Ciges, Ramón Julia
sceneggiatura di Joan Brossa e Pere Portabella
Música di Josep Mª Mestres Quadreny
fotografia di Luís Cuadrado

#OmaggioLuciaBosé 

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 L’impianto narrativo di Nocturn 29 si basa su una serie di situazioni apparentemente sconnesse, e per donare consistenza e unità alla storia si ruota sempre intorno a uno sviluppo tematico, senza ricorrere all’utilizzazione di un aneddoto per stabilire la continuità di argomenti.

Nocturn 29 ha un personaggio centrale (Lucia Bosé) che con la sua presenza agisce da filo conduttore, e con lui lo spettatore entra nella coerenza tematica e nel significato del film, attraverso una visione frantumata, sincopata e caustica, ma poetica allo stesso tempo. “Si tratta di un film realista, e quando parlo di realismo mi riferisco sempre a un realismo di risultati”, scrive Portabella. Su questo poggia la sua coerenza.

 

♦ Il testo che segue è tratto da: “Lucia Bosé. Una biografia” di Roberto Liberatori, 2019, Edizioni Sabinae

« Il ritorno al cinema di Lucia Bosè desta tanta curiosità nei media spagnoli e italiani quanto morbosa era stata l’attenzione verso le sue recentissime vicende giudiziarie. Lucia concede alcune interviste nella sua casa di Madrid in cui però, come nel suo stile, evita qualsiasi riferimento alla vita privata. Chiusa la parentesi Dominguín non ci sarà da ora in avanti nessuna parola in più, ne ombre di rancore pubblico sull’ingombrante ex marito e sulla vicenda che aveva segnata così profondamente.

A preoccuparla, davanti ai giornalisti, sembra piuttosto l’accoglienza da parte del pubblico: “Ero certa che il film di Portabella, per quanto irregolare, mi avrebbe portato fortuna, e io ne avevo bisogno. Avevo lasciato il cinema in un momento chiave della mia carriera. Avevo debuttato come bella ragazza e avevo dimostrando di essere una discreta attrice. Ma a quel punto non sapevo come avrebbe reagito la gente. Non era facile farsi accettare quando gli altri mi ricordavano fresca e giovane e di punto in bianco mi ripresentavo per dire ‘Giudicatemi come attrice’, perché intanto erano non passati tredici anni io avevo tre figli che andavano a scuola”.

Nocturno 29 porta il marchio di quel cenacolo di intellettuali che la Bosé aveva cominciato a frequentare nella sua nuova vita. Sceneggiato dal poeta catalano Joan Brossa, è il primo lungometraggio del regista Portabella, che dichiara di voler esplorare forme alternative di espressione cinematografica rifacendosi ai suoi registi preferiti Antonioni, Bergman e Luis Buñuel. Per quest’ultimo aveva prodotto Viridiana (insieme al ex cognato della Bosé, Domingo Dominguín), uno dei film più scandalosi del cinema spagnolo messo al bando dal regime.

Nocturno 29, il cui titolo si rifà ai ventinove anni passati della Spagna sotto la dittatura, non ha una struttura lineare ma avanza con una successione di quadri scenici con riferimenti spesso oscuri alla pittura moderna, alla poesia astratta, accompagnati dalla musica dissonante del compositore Carles Santos. Lucia Bosè, fotografate in bianco e nero e poi a colori da Luis Cuadrado, compare muta per la quasi totalità del film ma offre l’immagine potente di una donna moderna come mai apparsa fino ad allora nel cinema spagnolo. Nella sequenza iniziale, vestita con pantaloni e camicia bianca, passeggia con il fascino assorta e sensuale in una casa lussuosa, poi sale su una Rolls Royce che la porta via. In altri momenti si prepara per fare una doccia, acquista dei tessuti in un negozio e in quella che è tra le sequenze più suggestive passeggio di notte in un giardino infilandosi fiori nel naso e nelle orecchie. Solo alla fine del film ha un dialogo con un’altra icona del cinema spagnolo l’ex torero e attore Mario Cabrè. Questo ritratto di borghesia oziosa, adultera, che passa la vita sui tavoli da gioco o nei campi da golf, ha nella presenza visiva di Lucia Bosè uno dei punti di forza.

L’attrice torna sullo schermo con una pellicola ermetica che sembra destinata a un museo di arte contemporanea invece che alle sale, e appare di una forza espressiva che non lascia dubbiosi nei indifferenti. Le sue movenze naturali ed eleganti fatte di piccoli dettagli come il modo di toccarsi i capelli scostandoli dal viso, rivelano una capacità seduttiva della camera che non era alterata dal tempo o dall’età, ma anzi rafforzata. Si ha come l’impressione che la Bosé sia pienamente consapevole di essere ancora una delle facce più interessanti del cinema europeo. Di certo, ne è convinto Pere Portabella. »