POESÍA SIN FIN

Poesia senza fine

di Alejandro Jodorowsky
Cile / Francia 2016 – 125’

con Adan Jodorowsky, Brontis Jodorowsky, Pamela Flores, Jeremias Herskovits, Kaori Ito

drammatico poetico | storico anni ’40 | biografico

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Festival de Cannes 2016:
Quinzaine des realizateurs

San Francisco Film Festival 2017:
Miglior Film

Di ritorno alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes tre anni dopo avervi presentato La danza della realtà, il cineasta culto e “guru” della psicomagia Alejandro Jodorowsky mantiene alta la sua reputazione con Poesía sin fin, un film che attraversa la soglia dell’onirismo dando forma a un suo personalissimo Amarcord.

A differenza delle sue stupefacenti opere degli anni ‘70 (El topoLa montaña sagrada), segue una via autobiografica apparentemente meno stravagante, il filo narrativo è senza dubbio più canonico, il che naturalmente non impedisce al “Jodo” di lasciarsi andare a un fuoco continuo di trovate, giocando con il teatro dell’assurdo impregnato di colori e riflessi. Un film in cui, come sottolinea uno dei personaggi, “un artista può entrare in qualsiasi momento”.

Poesía sin fin riprende il filo laddove La danza della realtà lo aveva lasciato, con il giovane Alejandro (Jeremias Herskovits) e i suoi genitori che lasciano Tocopilla nel nord del Cile per trasferirsi nella capitale, Santiago, dove il padre (Brontis Jodorowsky) ha un negozio in un quartiere miserabile e orienta suo figlio verso gli studi di medicina. Ma tra questo padre percepito come Führer omofobo e ossessionato dal denaro e una madre devota e premurosa, l’adolescente si sente morire, decide di diventare poeta e taglia clamorosamente il cordone con la sua famiglia.

Ospitato da due sorelle appassionate d’arte in una casa che dà rifugio a una piccola cerchia di aspiranti performer (danzatore simbiotico, ultra-pianista, poli-pittore, scultore), Alejandro entra così nella vita bohèmienne. Il tempo passa (e il ruolo è ripreso da Adan Jodorowsky). Dall’inevitabile patto con il diavolo (una terribile musa dalla criniera rossa e la colonna vertebrale tatuata con teste di morto) ai miracoli del caso e della luce (un atelier provvidenziale dove il nostro eroe può continuare a fabbricare marionette), passando per la poesia in azione col suo amico Enrique Lihn (Leandro Taub), il percorso iniziatico dell’artista avviene non senza lati oscuri. Perché voler essere un’aquila in volo, un angelo in mezzo ai demoni e ai morti viventi non sempre è facile, e nessuno sfugge al suo specchio…

Raccontata così, la trama di Poesía sin fin può sembrare relativamente innocente, ma il trattamento che applica Jodorowsky è fedele al suo amore per la follia della vita, dove paradiso e devastazione vanno di pari passo, perché “bisogna ridere di tutto, anche del peggio”. Ogni peripezia e ogni inquadratura è quindi l’occasione per una deviazione scioccante, divertente o suggestiva. E il film è anche una sorta di testamento “work in progress” per un cineasta di 87 annni che ha raggiunto uno stadio in cui può mettere a nudo la sua bruciante passione con eccezionale controllo, e pronto a essere appuntato tra i grandi della sua confraternita.