MEMORIAS DEL SUBDESARROLLO

Memorie del sottosviluppo

di Tomás Gutiérrez Alea
Cuba 1968 – 97 min

con Sergio Corrieri, Daisy Granados, Eslinda Nunez, Omar Valdes

 

#Cuba #Revolución #Cult #Latinoamerica #Scrittura

Karlovy Vary Film Festival 1968:
Premio FIPRESCI

Film restaurato dalla Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata in associazione con l’Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematograficos (ICAIC), grazie al sostegno della George Lucas Family Foundation e The Film Foundation’s World Cinema Project.

Sinossi breve:

“La Rivoluzione, anche se distrugge me, è pur tuttavia la mia vendetta sulla stupida borghesia cubana”: così parla Sergio nel suo appartamento a L’Avana: Fidel ha trionfato, tutto è cambiato intorno a lui… che può finalmente mettersi a scrivere il libro che ha sempre avuto in mente. Il libro è una sorta di diario: è il film stesso, in cui si incrociano ricordi infantili, riprese documentarie, inserti televisivi, immagini della tentata invasione della Baia dei Porci.

Nel frattempo Sergio conosce Elena: tra i due inizia una relazione mentre la Storia fa il suo corso. Il 22 ottobre 1962, in televisione John F. Kennedy annuncia l’isolamento di Cuba. È la crisi che porta il mondo sull’orlo della guerra atomica.

Geniale e libero, il film aprì gli occhi della critica internazionale: il neorealismo e la nouvelle vague, fusi in un punto di vista vigoroso e originale. L’America latina raccontata dall’America latina. Cult dei cult della Storia del cinema. Imperdibile.

 

Walter Salles scrisse sul film:

Me lo ricordo come fosse ieri. Il film inizia. Un suono vertiginoso di tamburi invade la sala. Corpi pulsanti si impadroniscono dello schermo. Decine, centinaia di persone, per lo più nere e meticce, ballano. Tutto è estasi e movimento. All’improvviso risuonano degli spari. Un uomo giace a terra, un corpo senza vita. Attorno a lui, la musica assordante e cadenzata continua. Il ritmo è frenetico. La macchina da presa passa in rassegna i volti della folla e si ferma davanti a una giovane nera. L’inquadratura si immobilizza sul suo viso in stato di trance.

Si apre così, Memorie del sottosviluppo, e per me è stato uno shock. Il film si muoveva tra diverse realtà: finzione e documentario, passato e presente, Africa ed Europa. La narrativa dialettica prendeva la forma di un collage, confezionato con raro rigore concettuale e cinematografico. Filmati d’attualità, frammenti storici e titoli di giornali si mescolavano ed entravano in collisione. In Memorie del sottosviluppo, Alea dimostrò che precisione filmica e sperimentazione radicale potevano andare di pari passo. Niente era casuale. Ciascuna immagine si rifletteva in quella successiva, e l’insieme risultava più grande della somma delle sue parti.

Fino ad allora, avendo trascorso parte della mia infanzia in Europa, conoscevo meglio il neorealismo italiano e la nouvelle vague francese delle tendenze cinematografiche latinoamericane. Ammiravo Rossellini e Visconti e i primi film di Godard e Truffaut, e per ottimi motivi. Portando la macchina da presa nelle strade e mostrando i volti e le vite della gente normale, i neorealisti e i registi della nouvelle vague avevano stimolato una vera rivoluzione etica ed estetica nel cinema.

Ma Memorie del sottosviluppo portava con sé qualcosa di più. Un punto di vista vigoroso, originale e che soprattutto riguardava direttamente noi latinoamericani. Era una specie di controcampo che per me rivestiva un significato più importante di quel che si faceva ad altre latitudini.

 

Walter Salles, in The Cinema of Latin America, a cura di Alberto Elena e Marina Díaz López, Wallflower Press, New York 2004