A cambio de nada

Nulla in cambio

REGIA
Daniel Guzmán

CON
Miguel Herrán, Antonio Bachiller, Luis Tosar, María Miguel, Antonia Guzmán, Felipe Vélez, Patricia Santos, Miguel Rellán, Fernando Albizu, Sebastián Haro, Roberto Álvarez

ANNO
2015

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
93 min.

PREMI

  • Goya 2016: Miglior Opera Prima e Miglior Attore Rivelazione (Miguel Herrán).
  • Festival di Malaga 2015: Miglior Film e Miglior Regia

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A cambio de nada

Nulla in cambio

Periferia di Madrid. Dario, 16 anni, vive dentro le mura di casa la difficile separazione dei genitori. Per evadere passa le giornate sulla strada, girando con Luis Miguel, detto Luismi, suo vicino e inseparabile amico. La situazione degenera e Dario decide di fuggire di casa. Trova lavoro da Caralimpia, un ruffiano che gli insegna come “trionfare nella vita”, e conosce Antonia, una signora anziana che raccatta mobili abbandonati con il suo motocarro. Per un’estate Luismi, Caralimpia e Antonia diventano la sua nuova famiglia, in un tentativo di cambiare tutto, prima che la vita lo costringa a farlo.

Folgorante esordio di Guzmán che intreccia dramma e commedia a sfondo sociale. 

La Nueva Ola //

A cambio de nada (per l’ItaliaA cambio de nada – Nulla in cambio) è il primo lungometraggio da regista (e sceneggiatore) di Daniel Guzmán. Uscito nel 2015, vinse ben due Goya: uno come miglior regista esordiente e l’altro al miglior attore emergente per Miguel Herrán, che da allora ha fatto fortuna nella blasonata serie La casa de papel. Di che tratta il film?

Darío (Miguel Herrán) ha sedici anni e vive con la madre (Adelfa Calvo) che è separata dal marito (Luis Tosar). Il suo unico amico è LuisMi (Antonio Bachiller) che vive nel suo stesso palazzo, e insieme passano le giornate in giro con la moto, rubando in negozi vari, e spiando la vicina adolescente (María Miguel) per cui entrambi hanno una cotta. Inutile dire che a scuola Darío è un disastro e che finisce per frequentare gente da cui è meglio stare alla larga come il meccanico disonesto Felipe Vélez che gli fa praticamente da maestro di vita coi suoi saldi principi (si fa per dire).

A cambio de nada non mi ha entusiasmato. L’ho trovato una copia di Barrio, film del 1998 di Fernando León de Aranoa (con Guzmán nel cast!), però con una sceneggiatura più zoppicante e dei dialoghi meno brillanti. Mi è anche risultato difficile empatizzare con il protagonista che ho trovato un po’ piatto, schiacciato tra due stati: pre-separazione dei genitori era apparentemente uno studente modello, post-separazione è un delinquente che arriva a rubare una cassaforte da un negozio come un vero criminale incorreggibile. Ma secondo me questo è un problema generale della sceneggiatura del film che fa dei salti logici notevoli, introduce e abbandona personaggi senza preoccuparsi di creare archi narrativi completi, e contiene situazioni surreali che appaiono forzate e poco credibili.

Per esempio la sottotrama della signora anziana (Antonia Guzmán, nonna del regista) che prende sotto la sua ala protettrice Darío arriva dal nulla e scompare nel nulla. E di tutte le prostitute di MadridDarío e LuisMi scelgono proprio quella scelta dal padre di Darío quella stessa notte a quella stessa ora! Poi, per tutta la parte centrale del film anche i genitori di Darío vengono dimenticati (probabilmente il basso budget permetteva di avere Tosar sul set per un paio di giorni, quindi per forza di cose le sue scene sono poche), e la risoluzione finale del ritorno del padre a casa è lasciato ad un veloce dialogo. Non sappiamo perché i genitori si fossero separati, non capiamo perché tornano insieme!

Date queste caratteristiche, il messaggio del film sembra essere un semplicistico “volemose bbene“, un generico grido contro il divorzio e a favore dello stare insieme a tutti i costi per il bene dei figli. Forse non era questa l’intenzione del regista ma dati i pochi spunti interessanti fatico a vedere altro in questo film che, credo, non riguarderò. A cinque anni dal questo debutto, Guzmán non è ancora tornato dietro la macchina da presa, e forse non ci stiamo perdendo troppo.

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