A puerta fría

Porta a porta

REGIA
Xavi Puebla

CON
Antonio Dechent, Cesáreo Estébanez, Héctor Colomé, José Ángel Egido, Nick Nolte, Sergio Caballero

ANNO
2012

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
85 min.

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A puerta fría

Porta a porta

Salvador era considerato il miglior venditore dell’azienda, ma molta acqua è passata sotto il ponte e la grinta degli inizi è ora solo un vago ricordo. La vita stessa del protagonista è nel caos. La fiera campionaria più importante dell’anno è alle porte, e il capo lo ha chiaramente avvertito: se non è in grado di piazzare duecento televisori al plasma in due giorni, è fuori dall’azienda. Salvador inizialmente accusa il colpo, si sente tradito dopo aver dato i migliori anni della propria vita a quella azienda, a quella professione, ma poi decide che non vuole arrendersi.

La Nueva Ola //

Una delle proposte più interessanti dell’edizione 2013 di CinemaSpagna è senz’altro A puerta fría, tragicommedia del lavoro e dei rapporti umani in cui sembra quasi che ad avere un cartellino, col prezzo attaccato sopra, non siano soltanto gli elettrodomestici ma anche gli uomini che li vendono. Circostanza singolare è anche che il film di Xavi Puebla risultasse quest’anno uno dei tre ambientati a Siviglia, con il capoluogo dell’Andalusia balzato quindi in primissimo piano, come a ribadire il cresciuto interesse delle produzioni cinematografiche iberiche per questa parte del paese. Nel caso specifico, non è che la città sia più di tanto visibile. Anzi, essendo concentrata gran parte dell’azione nell’albergo in cui si svolge una importante fiera campionaria, l’impressione un po’ straniante è quella di un “non luogo” impersonale, fondamentalmente grigio, deprimente ben al di là della vivace ed effimera sarabanda allestita per piazzare il maggior numero di prodotti

La bravura del regista, giunto qui al suo terzo lungometraggio (i precedenti sono Noche de fiesta, datato 2002, e Bienvenido a Farewell-Gutmann, che risale invece al 2008), si è innanzitutto espressa nel dialettizzare questi spazi velatamente claustrofobici, ponendoli in sintonia col fluttuare dello stato d’animo dei protagonisti, a loro volta ben tratteggiati nelle loro aspirazioni, debolezze, velleità di successo e frustrazioni incombenti. Una società cinica sembra aver rubato loro l’anima, ma qualche impennata d’orgoglio e di quasi infantile entusiasmo può rischiararne a volte l’esistenza. Sebbene all’orizzonte si profili poi una soluzione amarognola, inadeguata rispetto alla volontà di riscatto che cominciava già a manifestarsi…

Una drammaturgia così concentrata, a livello sia spaziale che temporale (tutto si esaurisce nei tempi ristretti della fiera), favorisce pertanto un buon approfondimento delle personalità in gioco, a partire dal venditore stanco e disilluso che però non si rassegna a perdere il lavoro, mascherando con un surplus di istrionismo i propri dubbi etici; per arrivare alla giovane hostess, che verrà presto in contatto con gli squallidi compromessi e con le ambiguità di natura affettiva, che un simile ambiente lavorativo arriva talvolta a proporre. Accanto a loro, nei corridoi, nelle stanze e nella hall dell’albergo, vediamo muoversi una pletora di personaggi, tutti credibili e in grado di lasciare una seppur piccola impronta. Compreso il commerciante all’ingrosso straniero, Mr. Battleworth, impersonato in chiaroscuro da un Nick Nolte come sempre superbo, anche qualora gli tocchi affrescare una sensibilità così controversa e particolare (condizionata dalla solitudine, ma resa al contempo arrogante dal “potere d’acquisto”) in poche scene. Ecco, gli attori. Tutti decisamente in parte, con ulteriore nota di merito per i protagonisti Antonio Dechent e María Valverde, che tra l’altro era stata ospite di CinemaSpagna nell’edizione 2012.

(Quinlan.it)

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