El silencio antes de Bach

Il silenzio prima di Bach

REGIA
Pere Portabella

CON
Alex Brendemühl, Feodor Atkine, Christian Brembeck, Daniel Ligorio, Georg Biller, Thomanerchor Leipzig

ANNO
2007

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
102 min.

PREMI:

  • Orizzonti Mostra del Cinema di Venezia 2007
  • Festival di Gijón: Premio Speciale della Giuria

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El silencio antes de Bach

Il silenzio prima di Bach

Prima di Bach c’è il silenzio; dopo, la musica. Questo sembra voler dire Pere Portabella con il suo film. La musica di Bach è Bach, in fondo, ed essa/egli è ovunque e in qualunque cosa: in un pianoforte che suona autonomamente in una stanza vuota, in un cieco accordatore di pianoforti, nell’abitacolo di un camionista, nei violoncelli, nelle armoniche a bocca, nei pianoforti, nei fagotti, nelle metropolitane, negli aggraziati passi di un cavallo, nello spartito che – secondo la leggenda – il macellaio di Mendelssohn utilizzava per incartare la carne da vendergli; ed è nelle parole di Emil Cioran:

Senza Bach, Dio sarebbe sminuito. Senza Bach, sarebbe un personaggio di terz’ordine. Solo con Bach si ha l’impressione che l’universo non sia un fallimento. In lui tutto è profondo, reale, senza finzioni. Non si può sopportare Liszt dopo Bach. Se esiste un assoluto, è Bach. Non si possono avere sensazioni simili con un’opera letteraria, perché in Bach non c’entra il linguaggio. Certo, ci sono dei testi su Bach, ma non eccezionali. Il suono è tutto. Bach dà un senso alla religione. Bach compromette l’idea del nulla dell’altro mondo. Non tutto è illusione quando si ascolta un tale richiamo. Ma è Bach, soltanto Bach a fare questo, non importa che nella vita fosse un uomo mediocre. Senza Bach sarei un nichilista assoluto.

Nel suo semi-documentario Portabella mostra la musica e quasi per niente il suo creatore, perché gli uomini sono mortali ma non l’arte: ed ecco che interi brani di Bach vengono suonati da una parte e dall’altra del campo cinematografico, ovunque e da chiunque. Se da una parte il film è considerabile un’opera ipnotica e suggestiva, dall’altra può risultare noioso o semplicemente poco interessante per coloro i quali non abbiano mai avuto a che fare con Bach e con la sua musica, o con chi – semplicemente – non la gradisce; non è un film autobiografico ed il presupposto è che lo spettatore sappia già cosa aspettarsi. Il consiglio è, però, rivolto a tutti; potrebbe rappresentare un forte incentivo ad iniziare un percorso all’interno dell’immensa opera di Bach, proprio allo stesso modo di alcuni membri dell’attuale coro della chiesa di San Tommaso a Lipsia i quali, dopo aver cantato Bach, hanno chiesto di essere battezzati. Ancora tornano alla mente le parole di Cioran:

Quando voi ascoltate Bach vedete nascere Dio… Dopo un oratorio, una cantata o una “Passione”, Dio deve esistere… Pensare che tanti teologi e filosofi hanno sprecato notti e giorni a cercare prove dell’esistenza di Dio, dimenticando la sola!

Homenajes //

Finito all’interno delle colonne sonore di capolavori firmati da autori come Pier Paolo Pasolini e Ingmar Bergman, passando per Francis Ford Coppola e Andrei Tarkowsky, Johann Sebastian Bach, nato il 23 marzo del 1685 a Eisenach nella famiglia di musicisti tedeschi più nota dell’epoca e morto a Lipsia sessantacinque anni dopo, ha suscitato non poche volte l’interesse di chi lavora nell’universo delle immagini in movimento.
Infatti, se in tempi recenti Dominique de Rivaz ha curato il documentario “Mein name ist Bach”, del 2003, non dobbiamo dimenticare che il massimo musicista barocco venne già interpretato dal grande clavicembalista Gustav Leonhardt, nel 1967, in “Cronaca di Anna Magdalena Bach”, ed ancora prima, nel 1941, Traugott Müller e Gustaf Gründgens incentrarono sul figlio Friedemann Bach il film “Senza gloria”.
E’ ora Pere Portabella, una delle maggiori figure del cinema indipendente e clandestino della Spagna franchista, nonché produttore del buñueliano “Viridiana” e dei primi lavori di Carlos Saura e Marco Ferreri, a rendergli omaggio con “Il silenzio prima di Bach”, il cui titolo trova rappresentazione visiva direttamente in apertura, con un pianosequenza privo di musica che, improvvisamente, viene “disturbato” da un pianoforte suonante.
In verità, però, pochissimo spazio viene concesso alla figura dell’autore della Toccata e fuga in Re minore, interpretato dall’esordiente Christian Brembeck, in quanto il film di Portabella, consigliato soprattutto agli studiosi delle note musicali ma sicuramente non adatto a chiunque, costruisce su lenti ritmi di narrazione un viaggio tutt’altro che lineare attraverso diciottesimo, diciannovesimo e ventunesimo secolo, ricorrendo a personaggi comuni quali macellai, camionisti ed accordatori di piano non vedenti.
Tutte figure che, insieme al gruppo di violinisti sulla metropolitana (sicuramente una delle migliori sequenze del film), testimoniano in che modo un prodotto da consumare attraverso l’udito sia in grado di oltrepassare la morte del proprio “fabbricante”, trovando perfino la capacità di trasformarsi in oggetto di cultura popolare; tanto che, trattandosi di un lungometraggio parlato in parte in italiano, in parte in tedesco ed in parte in spagnolo, ci invita a riscoprire in che modo l’unico linguaggio veramente universale sia quello della musica.
E la genialità di fondo dell’operazione emerge pienamente soltanto una volta giunti a fine visione, quando ci rendiamo conto del fatto che, pur non avendo assistito ad una classica biografia su celluloide, ciò che è stato proiettato non era altro che il resoconto della vita del celebre musicista, raccontata implicitamente tramite le parole dei diversi protagonisti e, soprattutto, per mezzo della forza generata dall’unione tra immagine e melodia.
Uno stratagemma tanto semplice, quanto innovativo per quanto riguarda la comunicazione su schermo.

La frase: “Se sei una persona onesta, anche la tua musica lo sarà ed emanerà bellezza”.

Francesco Lomuscio – FilmTV

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