La noche de 12 años

La notte dei 12 anni

La noche de 12 anos - CinemaSpagna 2019

REGIA
Álvaro Brechner

CON
Antonio de la Torre, Chino Darín, Alfonso Tort, César Troncoso, Soledad Villamil, Sílvia Pérez Cruz

ANNO
2018

NAZIONALITÀ
Uruguay / Spagna

DURATA
118 min.

PREMI

  • Premio Goya 2019:
    Miglior Sceneggiatura non-originale
  • Festival di Biarritz:
    Premio del Pubblico

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La noche de 12 años

La notte dei 12 anni

Premio Goya come Miglior sceneggiatura non-originale (dal romanzo “Memorias del calabozo” di Mauricio Rosencof), il film racconta la detenzione e la lotta per la sopravvivenza di tre uomini, imprigionati dalla polizia in quanto capi Tupamaros, i guerriglieri in lotta contro la dittatura militare uruguayana.

L’ordine di quell’operazione fu chiaro: “Visto che non possiamo ammazzarli, li condurremo alla pazzia”. I tre uomini resteranno in isolamento dal 1973 fino al 1985. Tra loro il futuro presidente dell’Uruguay, José “Pepe” Mujica. 12 anni di torture fisiche e psicologiche, alienazione e delirio. 12 anni sottoterra, una prigionia lunga e disumana all’interno dei calabozos, celle d’isolamento alte 180 cm e profonde 60. Vero e proprio canto alla vita contro tutte le barbarie.

Latinoamericana //

Quanto può resistere più o meno integro un essere umano? Questo si chiede il regista uruguaiano, residente a Madrid, Álvaro Brechner, nel suo terzo lungometraggio, La notte dei 12 anni, tratto dal libro Memorias del calabozo, scritto da Mauricio Rosencof e Eleuterio Fernández Huidobro, che, insieme a José “Pepe” Múgica, hanno percorso, dal 1973, e per il periodo di tempo indicato nel titolo, più di quaranta celle durante l’infausta dittatura militare subita dall’Uruguay. Il film è presentato in anteprima mondiale nella sezione Orizzonti della 75a Mostra del cinema di Venezia.

Con Chino Darín, Alfonso Tort (che torna a lavorare con Brechner dopo aver partecipato alla sua opera prima, Mal día para pescar) e Antonio de la Torre nei panni dei tre protagonisti, e Silvia Pérez Cruz, Soledad Villamil e César Troncoso in ruoli secondari, il film si basa sulla soggettività per mostrare come le vittime di questa brutalità siano riuscite, grazie a perseveranza, fantasia e coraggio, a sopravvivere alla privazione della libertà, dei sentimenti e della dignità. Per far ciò, utilizzando un montaggio che unisce il reale con l’immaginario e un suono enfatizzato dall’assenza di luce, Brechner riesce a fare in modo che il pubblico sperimenti questa discesa agli inferi della disumanità senza perdere la speranza nella libertà e nella vita.

Nonostante i momenti difficili, il regista di Mr. Kaplan apre le porte all’umorismo – kafkiano –, una delle armi che questi prigionieri politici usavano per mantenere a galla il loro umore. Inoltre, attraverso il montaggio che combina realtà e pazzia, l’ovvio e l’immaginario, sono descritti quei momenti vicini alla follia che quegli uomini hanno sofferto durante la loro crudele prigionia: una camera nervosa e a spalla si alterna con un’altra perfettamente statica che mette in contrasto la barbarie che subiscono questi uomini con l’armonia cui anelano. Il realismo e l’espressionismo si mescolano in un incubo di luce e oscurità, rumore e silenzio.

A livello fotografico, Brechner, con la complicità del cameraman Carlos Catalán (Desert Dancer), ha confessato a Cineuropa di essere stato ispirato dal fumetto Arkham Asylum: A Serious House on Serious Earth, illustrato da Dave McKean: certamente, il grande lavoro sull’immagine, il montaggio e il suono, insieme alla lodevole performance dei suoi tre attori principali, rendono la claustrofobia, la crudeltà e il maltrattamento di La notte dei 12 anni percepibile sia a livello fisico che mentale.

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