Most Beautiful Island

L'isola più bella

REGIA
Ana Asensio

CON
Ana Asensio, Natasha Romanova, Larry Fessenden, Caprice Benedetti

ANNO
2017

NAZIONALITÀ
USA

DURATA
87 min.

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Most Beautiful Island

L'isola più bella

Luciana è una giovane spagnola che arriva a New York, in fuga dal proprio passato. Un giorno riceve una proposta economicamente irrifiutabile: andare a una festa e “reggere il gioco” degli ospiti. Ma la festa conduce a una stanza misteriosa: la suspense va oltre ogni immaginazione. L’esordio di Ana Asensio è a dir poco sconvolgente, uno dei film più significativi della stagione. Profumo di cult.

La Nueva Ola //

«Devi indossare un vestito nero corto, tacchi alti e non dovrai fare nulla che tu non vorrai. E’ un party, devi solo farci un giro, e ti danno 2000 dollari». Accettereste o ci vedreste del marcio? Luciana (Ana Asensio) dice di sì, spinta dal bisogno, e pare non sospettare nulla davanti alla classica proposta un po’ troppo allettante. Most Beautiful Island, presentato questa settimana al 35° Torino Film Festival, è la prima prova registica dell’attrice spagnola Asensio, che qui scrive, interpreta e co-produce insieme a Larry Fessenden, che si ritaglia un ruolo ad hoc nel film. Il taglio è realistico-indie, si gira in 16mm e l’artista incentra tutto su se stessa, con la mdp che non la molla nemmeno per un secondo. Luciana è fuggita dal peso insostenibile di una tragedia di cui intuiamo lei sia responsabile ed è approdata a New York, immigrata senza permesso e senza assicurazione sanitaria, senza soldi e costretta a barcamenarsi tra lavoretti estemporanei. È così che conosce Olga (Natasha Romanova), immigrata russa, che le fa la proposta un po’ troppo bella per essere vera. Non sono amiche ma si sa, in solitudine e in una terra straniera non troppo accogliente ci si fida con facilità e 2000 dollari possono essere tanti soldi.

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È qui che Most Beautiful Island cambia registro, da ritratto di una donna tanto bella quanto fiera e sofferente ci si dirige dalle parti di Hostel13 Tzameti e House of 9: il “party” altro non è che il solito gioco per ricconi annoiati e sadici, con in palio la vita di persone che per i quattrini farebbero di tutto. Le donne che si ritrovano nello scantinato sono ignare di ciò che le attende: da dietro una porta chiusa, sentono un applauso e la ragazza di turno ne esce viva, oppure un urlo seguito dal clap clap, e la ragazza non esce più. La Asensio è abile nella costruzione della tensione prima del disvelamento di ciò che si cela dietro quell’uscio, seppur si cada più volte in quell’ idiot plot reso famoso dal critico Roger Ebert: per quanto disperate, pochissime persone cascherebbero così ingenuamente in una trappola, nessuno paga 2000 dollari solo per avere una bella donna che gironzoli in un party. Quando Luciana giunge sul luogo dell’appuntamento, viene fatta scendere in una botola e anche lì, il 99% degli individui sani di mente se ne scapperebbe a gambe levate.

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A parte lo spunto naif e per di più derivativo, in quanto ormai quello del ricco che scommette sulla vita del povero è diventato un sottogenere, Most Beautiful Island riesce a non crollare in quanto tratta l’argomento da una prospettiva inedita, ossia quella femminile (si è in territori ben diversi da Hostel II e dalle sue protagoniste): qui si è a metà tra lo sguardo intimista alla Cassavetes – che la Asensio cita come ispirazione – e l’ingenuità di una donna che non comprende perché in ospedale non la visitino senza dover pagare una fortuna. Non si può, alla fine, non tifare per lei, che straccia di proposito un costosissimo vestito da sera in una boutique super-chic per poterlo pagare poco e che si ritrova a fare da babysitter a due gagni odiosissimi e viziati. In primis, c’è il dolore, simboleggiato dalle foto di una bambina piccola, probabilmente la figlia, un’incidente di cui è stata vittima e per il quale Luciana è stata giudicata innocente. Un peso così grande che l’ha spinta a scappare in una promised land che pare avere ben poco da offrirle. Pur non brillando per originalità, Most Beautiful Island si lascia apprezzare per la delicatezza dello sguardo, mischiato al thriller e alla durezza di un gioco perverso: non un capolavoro, ma funziona.

(Nocturno.it)

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