Murieron por encima de sus posibilidades

REGIA
Isaki Lacuesta

CON
Imanol Arias, Raúl Arévalo, Bruno Bergonzini, Alex Brendemühl, José Coronado

ANNO
2014

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
100 min.

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Murieron por encima de sus posibilidades

Cinque comuni cittadini, le cui vite sono lacerate dalla crisi economica, non hanno niente da perdere quando elaborano un folle piano per salvare l'economia spagnola e mondiale: rapire il presidente della Banca centrale per chiedere che tutto torni come prima.

La Nueva Ola //

Siamo nei dintorni del miglior cinema esperpentico spagnolo della nuova generazione. C’è un po’ di tutto: da Almodóvar a Álex de la Iglesia, da Juanma Bajo Ulloa alle commedie intelligenti e cattiviste di Ruiz Caldera e Sánchez Arévalo. Umorismo nero, stilettate sociali, grottesco, assurdo e gran padronanza del linguaggio cinematografico. Per non parlare poi del reparto attori che, chi più chi meno, partecipa con classe e con efficacia alla pellicola contribuendo ad un affresco sociale stralunato, deformato e inverosimile senza togliere credibilità alla storia.

Il soggetto di partenza è già di per se accattivante ed emblematico dell’atmosfera e dell’intenzione finale dell’autore: quattro uomini umiliati e annientati dalla crisi economica decidono di prendere in mano la situazione e rapiscono i potenti delle banche mondiali al grido di “Cortar o ser cortados”, “tagliare o essere tagliati” letteralmente, fisicamente.

Si passa dalla commedia cattivista che non risparmia colpi bassi a nessuno allo scenario fantapolitico con quattro uomini etichettati come “socialmente pericolosi” che tengono in scacco l’economia mondiale. Se il film di Isaki Lacuesta fosse solo messaggio politico e non sfoggiasse un immaginario strettamente legato alla società spagnola, sarebbe ben poca cosa. L’anima esperpentica di questi mostriciattoli “al paro” fa la differenza con i soliti film seriosi e negativi che tanto piacciono agli oltranzisti del cinema come mezzo politico. Lacuesta, con il suo Murierorn por encima de sus posibilidades – titolo emblema della trattazione – conferma invece che si può fare politica e critica sociale senza datare la pellicola, senza costringerla nelle maglie dell’autorialità fine a se stessa, riuscendo così a dipingere grottescamente gli attori di questa infausta crisi sociale ed economica attraverso uno sguardo impietoso e leggero allo stesso tempo.

(FilmTV)

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