Rata, ratones, rateros

REGIA
Sebastián Cordero

CON
Carlos Valencia, Marco Bustos, Cristina Davila

ANNO
1999

NAZIONALITÀ
Ecuador

DURATA
107 min.

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Rata, ratones, rateros

La vita di Salvador, un ladruncolo giovane e ingenuo, viene sconvolta dall'arrivo di suo cugino Angelo, in cerca di denaro facile. Nel tentativo di sfuggire ad un ambiente familiare asfissiante, seguendo il pessimo cugino Salvador distruggerà tutte le cose buone della sua vita. E' uno sguardo dall'interno sulla perdita dell'innocenza in una qualsiasi città dell' America Latina.

Latinoamericana //

L’opera narra la storia di Salvador, un ragazzo che vive con il padre e la nonna, e il quale si dedica purtroppo a piccoli furti e ad altri atti delinquenziali.

L’arrivo del cugino Alex – ladro, imbroglione e pregiudicato – amplierà in modo spropositato l’aspetto criminale della vita del protagonista, coinvolgendolo in reati più gravi e persino in qualche omicidio.

Con un soggetto del genere, in cui si vedono ragazzi con la pistola pronti a sparare per un non nulla, drammatiche situazioni famigliari, ambienti proletari e un uso di droga abbastanza diffuso, ci si poteva aspettare un film molto sobrio e rigoroso, con una regia asciutta e senza particolari virtuosismi stilistici, tutta intenta a mostrare il degrado giovanile dell’Ecuador. Invece, l’autore contraddice tutte queste aspettative, realizzando un’opera che si può definire in una sola parola: pop.

Il regista Sebastiàn Cordero ha studiato cinema a Los Angeles e si vede. Lo stile del film è, infatti, molto americano e moderno, di chiara ispirazione tarantiniana, in quanto usa la violenza della trama non per riflettere, ma piuttosto per fare dell’intrattenimento e divertirsi con la macchina da presa e il montaggio.

Tali caratteristiche hanno in questa pellicola alcuni aspetti positivi e ad altri negativi e un po’ irritanti.

Cominciamo dai secondi: l’utilizzo massiccio della musica risulta talvolta fastidioso, soprattutto nelle scene d’azione e violenza, in cui diventa invadente e un po’ volgare, più vicino all’estetica di un video di MTV che alla settima arte.

A doppio taglio i diversi e ripetuti movimenti di macchina: a volte risultano affascinanti, soprattutto quando sono veloci e riescono a far girare la testa allo spettatore, rispettando così il ritmo della scena ripresa; in altri momenti sono invece piuttosto inutili e non necessari, realizzati più per giocare e stupire, che per una vera esigenza linguistica e narrativa.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche alcuni montaggi: l’uso degli stacchi con dissolvenza luminosa risulta davvero antiestetico e dannoso per la messa in scena.

Aspetti positivi di quest’ottica “popular” sono invece l’ironia e il cinismo.

Ratas, ratones, rateros, rischiava magari di essere retorico, adottando dei toni melodrammatici e moralisti, ma per fortuna la sceneggiatura mette spesso in campo dei dialoghi riusciti e umoristici, i quali sdrammatizzano le diverse situazioni e rendono l’opera talvolta persino grottesca e quasi amorale.

Tutto ciò grazie soprattutto al personaggio di Alex, certamente negativo in quanto violento ed egoista, ma allo stesso tempo brillante e simpatico, con la battuta pronta e la soluzione sempre in tasca (peccato però che la soluzione generi immancabilmente un problema ancora più grosso, in un crescendo continuo di furti e morti ammazzati, aspetto drammatico e comico insieme).

Non mancano neanche alcune gag elementari, estremamente semplici ma comunque divertenti, come ad esempio quella in cui Salvador deve sparare ad un autista, ma, proprio in quel momento si accorge che la sua pistola è senza proiettili e non riesce neanche ad attirare l’attenzione della propria vittima.

Il film, con i suoi pregi e difetti, tra cui una durata probabilmente eccessiva, risulta complessivamente discreto, contando anche il basso budget con cui è stato girato (la fotografia evidenzia bene quest’aspetto) e il fatto che Cordero era al suo esordio nel lungometraggio.

Quello che invece non si capisce è il motivo di tanto successo nazionale ed estero, ma forse per comprenderlo bisognerebbe avere una maggiore conoscenza della situazione cinematografica ecuadoriana, che speriamo di acquistare con il proseguimento di questa interessante retrospettiva.

(di Juri Saitta)

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