Verano 1993

Estate 1993

REGIA
Carla Simón

CON
Laia Artigas, Bruna Cusí

ANNO
2017

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
97 min.

PREMI:

  • GWFF Best First Feature Award

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Verano 1993

Estate 1993

Film rivelazione dell’anno che lascia un segno indelebile nel panorama del cinema spagnolo attuale. L’opera prima di Carla Simón, premiata anche alla Berlinale, è un’eccezionale ritratto del mondo dei più piccoli.
La cineasta mette la macchina da presa alla loro altezza e, attraverso gli occhi di Frida, ci trasmette quel nodo in gola che sente la bambina durante la prima estate che vive con gli zii trasformati in genitori. L’estate del 1993. Imperdibile.

La Nueva Ola //

Carla Simón ci offre nel suo primo film, Estate 1993, selezionato in gara nella sezione Generation KPlus della Berlinale 2017, un pezzo importantissimo della sua vita. Un momento doloroso, complicato e speciale che ha cambiato la sua vita per sempre: i suoi genitori erano morti e lei, ad appena sei anni, ha dovuto integrarsi in una famiglia adottiva elaborando nel frattempo la perdita di quella biologica. Un momento critico che questo film mostra con delicatezza e con dettagli che ci trasportano nel mondo dell’infanzia, con le sue ansie e le sue difficoltà, dove non tutto è felicità, risate e gioco.
Il film, scritto dalla regista stessa a partire dai suoi ricordi e sensazioni, ha per protagonista la piccola Laia Artigas, che incarna Frida, e gli adulti Bruna Cusí (Incierta gloria) e David Verdaguer (10.000 km [+]) nei panni degli zii della bambina che la accolgono dopo la morte della sua mamma. Questa coppia, a sua volta, ha una figlia, una bimba più piccola di Frida che accetta a braccia aperte e senza gelosie la sua nuova sorella, mentre quest’ultima non riesce ad adattarsi nella casa che la accoglie.
Simón, dotata di un talento eccezionale per capire i bambini, mette la cinepresa alla loro altezza e, attraverso gli occhi del personaggio di Frida, ci trasmette il suo disagio, quel nodo in gola che opprime la bambina durante la prima estate che vive con gli zii trasformati in genitori. Ma lo fa con i silenzi, con piccoli aneddoti, con occhiate fugaci, con un abbraccio rubato e rivivendo birichinate che, mischiate all’incomprensione per ciò che accade, possono risultare dannose per gli altri.
Inoltre, il profondo affetto e rispetto che la regista ha per i suoi personaggi principali sono riflessi nelle scene gioiose del film, alcune improvvisate e regalate dalle giovanissime attrici, che recitano con una naturalezza contagiosa. La regista ci introduce così nell’intimità di questa famiglia, con le sue faccende domestiche e il timore sottaciuto che la costruzione di questo nuovo focolare non vada a buon fine.
Qui si parla di lutto, di dolore e di accettazione, di imparare a gestire le emozioni, forse molto prima del previsto. E, come dimostra bene il film, a volte gli adulti dimenticano che i bambini sono più aperti, svegli e intelligenti di quanto si pensi, e parliamo davanti a loro di questioni spinose credendo che non capiscano: ci dimentichiamo, come recita il detto, che “i muri hanno orecchie”.
Un altro problema affrontato in Estate 1993, in modo tangenziale, perché non è mai nominato, è l’AIDS (trattato da Simón anche nel suo documentario Born Positive), che all’inizio degli anni Novanta era ancora una paura diffusa e stigmatizzata: i genitori della regista sono morti a causa di questa pandemia.
(Cineuropa)

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