Viridiana

Viridiana

REGIA
Luis Buñuel

CON
Francisco Rabal, Fernando Rey, Silvia Pinal, Victoria Zinny, Margarita Lozano

ANNO
1961

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
90 min.

PREMI:

  • Palma d oro Festival di Cannes 1961

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Viridiana

Viridiana

Viridiana, giovane novizia vicina ai voti, si reca a passare qualche giorno dallo zio, don Jaime, un uomo sessualmente frustrato dopo la morte della moglie avvenuta la sera delle nozze, che tenta di abusare di lei. Viridiana riesce a sfuggirgli, il vecchio si impicca. La nipote eredita le sue terre e decide, per spirito di carità, di accogliere nella grande casa infermi e bisognosi. Ne risulta una specie di corte dei miracoli dove avvengono le peggiori dissolutezze.

Clásicos //

Vincitore della Palma d’oro come miglior film al 14° festival di Cannes nel 1961, il film venne inmediatamente attaccato dall’Osservatore romano provocando così la sua immediata censura sia in Italia che in Spagna dove ancora governava la dittatura di Franco. Nella sua autobiografia, “Mi ultimo suspiro”, su Viridiana Buñuel scrive: “Vittorio De Sica vide il film in Messico; uscì dalla sala terrorizzato, oppresso. Prese un taxi con mia moglie, Jeanne, per andare a bere un bicchiere di vino. Durante il tragitto le chiese se io ero un mostro e se l’avessi mai picchiata. Lei rispose: Se c’è da ammazzare un ragno, chiama me‘ ”.

 

Luis Buñuel: Il nome deriva dal latino “viridium: sito verde”. Nel 1910, quando studiavo con i gesuiti, c’era una rivista, La Hormiga de Oro, che raccontava, in un numero, la vita di Santa Viridiana. Non ricordo se fosse una santa italiana, però è esistita realmente. Qui, nel museo di Città del Messico, c’è un suo ritratto: ha una croce, una corona di spine e dei chiodi (questi oggetti appaiono nel film). Bene, dopo aver realizzato Nazarín, credo, Gustavo Alatriste, allora sposato con l’attrice Silvia Pinal, mi disse che voleva fare un film con me: “Lei ha libertà totale per girare il film a suo gusto.” Io pensavo di guadagnare quello che avevo fino ad allora guadagnato in Messico, però Alatriste mi offri quattro volte di più e volle che girassimo in Spagna.

E lì cominciò per me il conflitto: dovevo andare a lavorare in Spagna? Finalmente mi dissi: se il film è onesto, perchè non farlo? (…) Per lo più trovai una Spagna che cominciava a svilupparsi con una tranquillità visibile, forse un’eccessiva tranquillità. Da un punto di vista politico non mi sorprese niente: conoscevo già la situazione, per quanto solo da lontano. In seguito entrai in contatto con il torero Dominguín e il regista Bardem. Ricardo Muñoz Suay modificò un po’ la sceneggiatura di Viridiana, togliendo parti che non sarebbero state accettate dalla censura. Dominguín mi aveva portato a parlare con il Direttore della Cinematografia. Mi disse che il film sarebbe stato accettato se avessi cambiato finale, perché era spaventoso che una novizia religiosa finisse nel dormitorio di un uomo.

J. de la Colina: Per unirsi a lui…

Luis Buñuel: Per cos’altro se no? Nella versione originale lei bussava alla porta, lui la faceva entrare e… fine. Il censore riteneva questo impossibile e io gli promisi di cambiarlo. Così ho fatto e la nuova soluzione soddisfo la censura, per quanto a mio giudizio sia ancora più immorale.

T.P. Turrent – Suggerisce un ménage a trois. Luis Buñuel: Viridiana entra quando suo cugino e la serva giocano a carte e si siede vicino a loro. La macchina da presa inizia a indietreggiare. Il cugino dice: “Già sapevo che mia cugina Viridiana avrebbe finito per giocare a ‘tute’ (gioco di carte simile alla briscola) con me.”

In: José de la Colina, Tomás Pérez Turrent, “Buñuel por Buñuel”.

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