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REGIA
Pedro Almodóvar

CON
Penélope Cruz, Yohana Cobo, Lola Dueñas, Carmen Maura, Blanca Portillo

ANNO
2006

NAZIONALITÀ
Spagna

DURATA
121 min.

PREMI:

  • Nomination Oscar 2006 Penélope Cruz
  • Festival di Cannes 2006: Migliore sceneggiatura, Migliore interpretazione femminile (all'intero cast)
  • Goya 2006: Miglior Film, Miglior regia, Miglior attrice protagonista (Penélope Cruz), Miglior attrice non protagonista (Carmen Maura), Miglior musica (Alberto Iglesias)

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La storia di tre generazioni di donne che sopravvivono al vento, al fuoco, alla follia, alla superstizione e addirittura alla morte grazie a una vitalità senza limiti.

La Nueva Ola //

Una volta tanto partiamo dal fondo: Cannes 2006, due premi al favoritissimo film di Almodóvar, quello a tutto il cast femminile come migliore attrice protagonista, e quello alla sceneggiatura. Il primo premio raffigura anche il pregio principale della nuova pellicola del regista spagnolo, il secondo una parziale remunerazione per il mancato premio come miglior film e come miglior regia. Se sul primo premio non c’è nulla da eccepire, sul secondo avremmo qualche remora, in quanto alcuni film degli ultimi dieci anni (“Parla con lei” e “Tutto su mia madre”) dal punto di vista della sceneggiatura parevano di un livello superiore, mentre di uguale, altissima maestria, sembra essere la regia. Il premio corale alle protagoniste è, in un certo senso, una gratificazione a tutto il progetto, che risulta un film pensato, fatto e cucito addosso al gentil sesso e degno di una sensibilità prettamente femminile. La Cruz non a caso è stata paragonata giustamente a un’icona femminile come la Loren, una presenza e un’interpretazione sanguigna, e attorno a lei l’intramontabile Carmen Maura, invecchiata a dovere, e le rivelazioni Yohana Cobo, Blanca Portillo e soprattutto quella che raccoglie forse più applausi, Lola Dueñas, che interpreta il ruolo di Sole, sorella della Cruz, un vero piacere vederla recitare. Insomma, Almodóvar raggruppa in un solo film tre generazioni di sue interpreti, quanto di meglio ci sia nella cinematografia spagnola. La storia oggettivamente non è un granché, si parla di morte, di rimorsi, di fantasmi (finti) e scheletri nell’armadio, e di come il presente sia difficile per tutti, ma soprattutto per le donne. Anche se la storia più di tanto non ci lascia entusiasti, è il modo in cui viene trattata e che si sviluppa che fa la forza della pellicola, grazie appunto alla maestria del regista di Calzada de Calatrava, che per l’occasione torna a girare nella sua natia Mancia, enigmatica ed affascinante terra all’interno del territorio spagnolo. Il primo tempo del film è ritmato e molto piacevole, mentre nella seconda parte subentra in alcuni momenti un certo rallentamento che potrebbe provocare qualche sbadiglio. Resta un’ottima pellicola, in parte più commedia che dramma, soprattutto rispetto agli ultimi film; quello che forse fa più fatica del solito ad apparire è la lacrima, ma forse bisognerebbe chiedere a qualcun’altro, perché la sensazione che il film raccolga i maggiori consensi tra un pubblico femminile c’è e continua impassibilmente ad esserci…

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